“Verità per Giulio Regeni”. Amnesty: la versione egiziana è un oltraggio

Giulio Regeni

Giulio Regeni

ROMAA due mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso al Cairo,  le associazioni Amnesty International, Cild, Antigone e le numerose associazioni e istituzioni aderenti alla campagna #veritàpergiulio non sono più disposte ad accettare l’atteggiamento omertoso delle autorità egiziane.

“La richiesta di ‘Verità per Giulio Regeni’ è stata fatta propria da tutta la società italiana, che non accetterà versioni di comodo, né permetterà che cali il silenzio sulla vicenda – dichiara il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi – riteniamo che il governo debba valutare l’uso di tutti gli altri strumenti, compresi quelli previsti dall’accordo di associazione tra l’Unione europea, i suoi stati membri e l’Egitto, e dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura a cui aderiscono sia Italia che Egitto che impone precisi obblighi internazionali di investigare fatti di tortura e di processare o estradare gli accusati di quei fatti”.

Si fa sentire particolarmente in questo momento l’assenza del reato specifico di tortura nel nostro ordinamento che permetterebbe di valutare le torture a cui è stato sottoposto Giulio non come semplici aggravanti dell’omicidio. Le associazioni Cild e Antigone non si fanno scoraggiare nonostante siano consapevoli che si è ancora lontani sia da una versione che si avvicini alla verità che da una collaborazione giudiziaria tra Egitto e Italia. Lanciano infatti una mobilitazione online che invita tutti i sostenitori della causa a farsi una fotografia con un cartello in mano con la scritta “Verità per Giulio”, e a condividerla poi sui propri social network accompagnandola da invito al governo italiano affinché aumenti l’impegno e le pressioni su quello egiziano per una reale e fattiva collaborazione nella ricerca dei colpevoli di questo crimine.

Le autorità egiziane: “Abbiamo ucciso gli assassini di Regeni”. Le fonti governative del Cairo hanno annunciato, poco dopo gli appelli di Amnesty International, di Cild e Antigone, che una banda specializzata in rapine e in sequestro di stranieri al Cairo, sgominata, sarebbe “dietro all’uccisione dell’italiano Giulio Regeni”. I cinque criminali, camuffati da agenti della polizia, appartenenti a una gang specializzata sarebbero stati uccisi dalle forze di polizia nel corso di un conflitto a fuoco nell’hinterland della capitale, e documenti e effetti personali di Giulio sarebbero stati trovati a casa della sorella del capobanda, la quale ha confermato di conoscere le attività criminali di suo fratello che nascondeva presso di lei parte della refurtiva. 

Amnesty International Italia: “Inattendibile la versione egiziana”. “La nostra posizione di fronte alle ultime dichiarazioni delle autorità del Cairo – spiega Riccardo Nouri, portavoce di Amnesty International Italia – non è solo insoddisfazione, ma qualcosa di più. Non possiamo che condividere la rabbia dei genitori di Giulio per l’ennesima versione che scagiona istituzioni, autorità e forze dell’ordine egiziane”. Viene dunque rigettata in pieno, dagli inquirenti italiani come dalle associazioni coinvolte nella campagna #veritàpergiulio, la versione dei fatti egiziana, che sembra allontanarsi ancora di più dalla verità richiesta a gran voce dalla società civile italiana, e che rappresenta anzi un grave oltraggio soprattutto nei confronti dei genitori e dei familiari di Giulio. Istituzioni e associazioni aderenti alla campagna proseguiranno nella loro ricerca di verità e continueranno a lavorare per rendere giustizia e per ridare voce a Giulio Regeni. (Agenzia Redattore Sociale)